quello qui di seguito è un pensiero per il prof. Nicola Cabibbo,
che ho letto al Memorial Symposium in onore del prof. Cabibbo
presso il Dipartimento di Fisica della Sapienza Università di Roma.
Il testo è stato ispirato dall’ascolto della canzone ” Scarlet” degli U2.
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Roma, 9 Novembre 2010
SCARLET. PER IL PROF. NICOLA CABIBBO
Stanza 236. Secondo piano vecchio edificio di Fisica. N. Cabibbo. Un nome su una porta. Un nome su un pezzo di plastica attaccato ad una porta. E’ per nomi sulla porta come questo che a 18 anni ti iscrivi a Fisica alla Sapienza piuttosto che altrove, piuttosto che a Lettere. Perchè quando ti iscrivi a Fisica non vai a vedere quanto guadagna un fisico a n pi greco anni dalla Laurea ma, piuttosto, ti chiedi: “chi ci sta alla Sapienza”?
Io non sono stata una studentessa del prof. Cabibbo. Ma quando trascorri più tempo tra queste muri che altrove ti senti, in qualche modo, toccato da quello che succede qui dentro.
Lei prof. Cabibbo, come lo chiamiamo noi studenti, Nicola come lo chiamate voi, se ne è andato in maniera discreta, quasi a dire “me ne vado in punta di piedi quando non se ne accorge nessuno”. Silenzio tra questi corridoi vi era la sera del 16 Agosto, così come per le strade della Sapienza, no la vita frenetica, il via vai di studenti e professori che caratterizza il nostro quotidiano come se il Dipartimento, come se la Sapienza… già…sapessero. Ognuno credo abbia il suo modo di sentirsi vicino a qualcun altro: il silenzio, la preghiera, la comunicazione con un amico, il ricordo. Quando ho appreso della sua scomparsa ho preso il mio libro di Fisica Teorica e ho cominciato a leggere un paragrafo studiato anni prima: “The quark mixing angle”. E poi ho sentito l’istinto di prendere le sue dispense, di leggerle, di leggere qualcuno dei suoi articoli. Che belle cose, pensavo, guardando il gruppo di Poincarè, la teoria di Majorana, il funzionale generatore…. e vorrei avere un tempo infinito per studiare anche queste cose, per capire anche queste cose.
Cabibbo era un professore per cui se stavi a parlare allo spiazzo di Fisica e lo vedevi passare ti fermavi di blocco e lo guardavi con la stessa ammirazione ed entusiamo con cui guardi una rockstar. Ma anche con quel sentimento di piccolezza che, da che mondo è mondo, accompagna sempre uno studente davanti ad un grande professore. E se stavi parlando con una matricola gli avresti detto: “oh! Quello è… Nicola Cabibbo”. In una società fatta di voglia di apparire, di mostrarsi, di arrivare senza sacrifici lei, professore, mi ha presentato un modello decisamente controcorrente: un uomo umile e semplice.
Siamo capaci di prendere un treno in piena estate per vedere qualcuno di molto famoso o di prendere un aereo per la lezione di un professore importante e poi, spesso, qualcuno di grande ce lo abbiamo dentro casa e non ci pensiamo mai. Adesso che è troppo tardi mi chiedo: come era a lezione? Sarei stata curiosa di andare a seguire una sua lezione! Non per il vezzo di poter dire, magari tra dieci anni, “ho seguito una volta una sua lezione” ma per quello che avrebbe potuto trasmettermi. Tre piani di scale, appena tre ridicoli piani di scale mi dividevano da una lezione che non potrò mai seguire.
In Fisica studiamo tante leggi, teorie, modelli, ma quando ad un certo punto, nel tuo percorso universitario arrivi a studiare qualcosa scoperto, teorizzato da un professore dello stesso Dipartimento dove tu studi…. ecco non so spiegare bene, ma ti fa impressione, hai una sensazione che non riesco nemmeno bene a descrivere ma è qualcosa che abbiamo provato tutti noi. Senti un’appartenenza ad una storia, ad una tradizione, ad un modo di fare ricerca scientifica. Professori come lei, scienziati come lei professor Cabibbo mi fanno sentire, nonostante le sempre maggiori difficoltà nel fare ricerca scientifica nel nostro paese, l’orgoglio di essere un fisico formatosi alla Sapienza.
Nel giorno dei suoi funerali, professore, ho visto degli studenti, pochi studenti, avrei voluto vederne di più. Mi ha colpito la presenza di un ragazzo. Era del mio stesso anno di corso, uno studente brillante: ha lasciato il Dipartimento 4 anni fa, ha fatto il dottorato a Trieste e ora è in Germania. Mi ha testimoniato che esiste un legame indissolubile con questo Dipartimento e con i professori che qui insegnano.
Penso ad un bravo professore come a colui che cammina, per primo, su una strada sconosciuta e poi torna indietro e ricomincia quello stesso cammino, che ora conosce bene, questa volta con gli studenti. E cammina non solo per insegnare loro a camminare ma soprattutto per insegnare loro a camminare da soli, a camminare soli quando le sue gambe cominceranno a divenire malferme affinchè la strada non si interrompa, affinchè si possa continuare ad andare avanti in questa bellissima strada che è la ricerca Fisica. E la cosa più preziosa di qualunque premio che si possa vincere, la cosa più importante che un bravo professore possa augurarsi è che gli studenti nel loro cammino portino con sé una parte di lui, il suo modo di camminare, il suo passo, il suo stile. Sarà come camminare con loro e non avere più gambe malferme. Sarà come essere ancora con loro, ancora in Dipartimento. Perchè un professore non muore mai se vive per sempre nel cuore dei suoi studenti. Perchè un professore non muore mai se i suoi studenti trasmettono ad altri studenti e poi altri e poi ad altri studenti ancora ciò che hanno ricevuto da lui.
Nei giorni dopo la sua scomparsa ho sentito riferirsi al prof. Cabibbo in tante maniere diverse: professore, collega, socio, membro, vincitore, presidente, … A me piace pensare a lei in un modo molto semplice. Mi piace pensare a lei come a un padre della Fisica Italiana.
Grazie padre, noi studenti non la dimenticheremo mai!
Maria Salatino
Dipartimento di Fisica
Sapienza Università di Roma